"Nessuna pietà" - racconto

Codice ISBN 9788890823480

 

Trama:

 

Gianna e Tommaso. Quando ci si sposa e si forma una famiglia all'imprevisto non si pensa, ma se arriva scompiglia i piani; ecco allora che tutto cade come un grande domino, una tessera spinge giù l'altra non lasciando nessuna possibilità di fuga...

 

 

i primi due capitoli:

 

 

Cap. 1

 

 

La prescrizione del mio medico curante è chiara: visita psichiatrica.

Sbuffo! So cosa penseranno di me. Immagino i commenti e le occhiate di pena dei miei parenti, appena lo dirò loro.

E hanno ragione! Quando si parla di psichiatra, si parla di follia. Da sempre la figura di un medico specialista in questo campo la si vede intenta a curare psicopatici, schizofrenici: malati di mente capaci di chissà quali efferatezze.

Esco dallo studio medico, passo davanti alle persone in attesa nella saletta con le poltroncine blu, in fondo intravedo la segretaria, anche lei mi osserva, la vedo sorridermi; sbuffo di nuovo e mi fermo, non mi va di parlarci; il bagno è lì di fianco, a sinistra, afferro decisa la maniglia, apro la porta ed entro. La richiudo veloce, mi ci appoggio addosso, le mani le lascio dietro, mi ci spiaccico contro a sostenere da sole il peso del corpo risucchiato all'indietro. Respiro,  ansimo, poi di nuovo sbuffo, scuoto la testa; alla mia destra c’è uno specchio incassato nel muro. Il lavello è di pietra bianca, ma non mi soffermo a guardarlo, chiudo gli occhi e abbasso la testa, chiudo le mie mani, le stringo a pugno tenendole premute sul pianale di marmo. Alzo la testa, mi guardo, guardo la mia immagine riflessa nello specchio: mi vedo.
- Io non sono “pazza”, io sono una gran donna, sono tutt’altro che pazza! - dico a voce alta, stizzita. In effetti mi sento forte. Poi amaramente penso al mio lavoro. Sono responsabile in un ente pubblico, mi occupo di finanziamenti. Ho delle responsabilità non indifferenti, è un lavoro delicato il mio. È mia la firma su documenti importanti, muovo e destino centinaia di migliaia di euro ad enti e ditte. La mia scrivania è l’ultima di una serie di infiniti controlli, tocca a me firmare e apporre l’ok ai pagamenti; protocollo e archivio. Il mio lavoro non potrebbe mai farlo una squilibrata, una instabile. Oltre al lavoro c’è la mia famiglia che, sì, devo ammetterlo: mi rende cianotica! Ho, come tante altre donne, una famiglia da mandare avanti. Beh, la famiglia, la mia, è, diciamo: speciale! Non so quanti riuscirebbero a sopportare la mia famiglia, una vita come la mia.

 

Cap. 2

 


Guardo meglio la mia faccia allo specchio: sono gonfia. I miei capelli lisci scivolano sul volto, appiccicati alla pelle. Non hanno forma, né colore. Dovrei fare una tinta, ne ho bisogno. Sono scialba - accipicchia se sono scialba. Meno male che ho passato sulle labbra un po’ di rossetto - niente di che, è un colore tenue non si vede nemmeno  tanto, ma a me pare dia colore, forse perché in questo momento mi pare tutto più nero del solito.
- Perché ho bisogno dello psichiatra? - chiedo ancora a voce alta alla persona riflessa nello specchio. Rimango a guardarmi, a guardare quella donna scialba e insipida che ho di fronte… non mi risponde. Stringo i denti, mi osservo, mi sento arrabbiata.
- Non sono pericolosa - aggiungo sempre a voce alta - o forse non me ne rendo conto?

A dirla tutta la verità, è la classica domanda che mi pongo ogni volta che devo rivolgermi a uno specialista della mente.
- Già, mia cara Gianna - mi dico - non è la prima volta che devi andare da uno specialista della mente. Dovresti esserci abituata…
Di questi specialisti, nella mia vita, ne ho conosciuti tanti. Ma no, non mi sono abituata a loro...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Con Paolo Crepet, Presidente Premio Campiello 2013