INTERVISTA A GIOVANNI APRILE

 

 

Romano da 5 generazioni,classe 1939, corporatura robusta,Giovanni Aprile è un artista dei nostri tempi che ha sperimentato da autodidatta varie forme d'espressione artistica:dalla poesia alla musica e al canto, dalla pittura alla scultura.
Cresciuto in una famiglia numerosa (otto figli),ne ha portato con se il calore,connotando il nucleo familiare come il valore al di sopra di tutto.Si capisce immediatamente quando ci accoglie nella sua bella casa di Sacrofano,a pochi chilometri da Roma;insieme con lui ci vengono a salutare la moglie e la figlia.
Con la semplicità che lo contraddistingue , ci fa immediatamente strada verso lo studio dove sono esposte alcune delle sue creazioni:pareti fitte di quadri;poggiate a terra sculture di ferro , tra le quali primeggiano i fiori.sopra una di queste è sistemata una lastra bianca con inciso , il nome di una strada, "via dell'amore".
Ci guida nell'interpretazione dei suoi quadri a china colorata , che egli stesso produce , dove sono raffigurati i soggetti piu' vari con una tecnica ,su cui mantiene il segreto , che dona a tutti particolari effetti di trasparenze e movimenti , nonché di trame riprese dalla maglia ai ferri , dal velluto ,dagli arazzi. La linea predominante è la curva;i colori piu' usati sono il rosa , il viola e il blu nelle loro svariate tonalità. In tutte le sue creazioni domina la natura: le farfalle , la laguna , la conchiglia ,i fiori , la foca ,la lumaca ,presente in quasi tutti i suoi quadri , anche nella "città futura".
Si respira un'aria di serenità e di libertà ,dai suoi quadri sembrano levarsi veli leggeri fatti di colori che placano l'anima.
Ci fa accomodare in casa , facendoci notare anche qui le sue molteplici creazioni : il primo quadro dipinto , un acrilico del 1968 ,raffigurante delle rose ,una zucca decorata come se fosse un clown , ferro plasmato in rose , margherite , papaveri che si levano da terra o sono fissati al muro diventando portachiavi , applique ;quadri grandi e piccoli che decorano persino la cucina.

Ci sediamo e lui , circondato dalla sua famiglia , si lascia intervistare.

1) ci racconti qualcosa del suo passato…
sono nato il 12 luglio 1939, quando dichiaravano guerra, nonostante questo ho un bellissimo ricordo della mia infanzia. In particolare mi viene in mente il letto dove dormivamo:un materasso di foglie di granturco poggiato su tavole sorrette da due cavalletti. A volte mentre le sorelle erano affaccendate, io e i miei fratelli trasformavamo tavole e cavalletti in un'altalena e poteva succedere che nel gioco qualche tavola si rompeva, così la notte dormivamo più scomodi.
Già nell'infanzia ho cominciato ad amare una cosa in particolare: osservare e studiare la natura da vicino con la lente di ingrandimento. Andavo a raccogliere bacche e semi, con i quali, all'età di otto anni, ho iniziato a fare i primi esperimenti per ottenere la china colorata.

2) Da dove nasce l'esigenza di creare colori?

Nasce sui banchi di scuola, dove c'era il calamaio con l'inchiostro nero ed io ero stanco di scrivere sempre nero. Così ho iniziato a fare semplici scarabocchi, poi i primi paesaggi a colori che il maestro apprezzava, tanto che mi strappava le pagine dal quaderno per tenerseli quando, arrivato a casa, mia madre mi vedeva quei fogli strappati se la prendeva con me e mi dava anche la botte.

3) Crescendo ha coltivato questa passione?

E'un po' svanita perché c'e' stato l'incontro con la poesia:a 12 anni ho scritto "la nostra vita", una lirica che rispecchia la crescita, la gioventù e la vecchiaia, premiata con il microfono d'argento nel 1965 in una nota trasmissione Rai condotta da Silvio Gigli. Ho scritto anche delle canzoni.

4) Da cosa nasce questa sua passione, c'è un avvenimento vissuto che le ha fatto scattare qualcosa dentro?

Niente in particolare, è un impulso interiore nato. Io ho sempre osservato e riflettuto molto, anche di notte, a volte mi capitava di immaginare scene che esistevano solo nella mia fantasia. Da qui l'esigenza di uno sfogo che nell'adolescenza e' stata appunto la poesia, la satira e anche la musica.

5) Che tipo di lavoro ha svolto?

Ho iniziato, come tutti a quei tempi, a lavorare molto presto montando banchi in piazza, poi sono andato a lavorare a Via Sistina, da un tappezziere, il quale, vista la mia corporatura robusta mi faceva consegnare divani ai clienti fissando con delle corde un carretto alla mia schiena da trainare.Dopo sposato ho fatto il fabbro forgiatore, da qui è nata la mia passione per il ferro, che ho potuto coltivare diventando restauratore delle parti in ferro di Roma antica. Durante la giornata mettevo da parte pezzi di ferro che poi lavoravo nei ritagli di tempo.

6) La china l'aveva lasciata nel frattempo?

Si, ma era una passione rimasta dentro.

7) Ha mai pensato di fare di questa passione un lavoro, da giovane?

No, tanto che quando veniva qualcuno in casa e dimostrava di apprezzare in modo particolare un mio quadro io gli "mettevo pure la cornice".A me l'apprezzamento dimostrato bastava. A questo punto interviene la figlia: "noi non pensavamo che lui fosse un artista, anche se nel corso degli anni la nostra casa era diventata un museo. Finché un giorno, del 1997, casualmente ci venne a trovare un signore che poi scoprimmo essere un critico d'arte. Entrando si bloccò sulla porta e ci chiese dove avevamo preso quelle cose, alludendo ai quadri e alle sculture che entrando in casa gli si paravano davanti, con la sua semplicità mio padre rispose le ho fatte io. Fino a quel momento non sapevamo neppure cosa fosse una mostra d'arte, mio padre aveva lavorato per trent'anni in isolamento per cui i suoi dipinti non hanno avuto nessuna influenza da parte di altri artisti. Quando abbiamo iniziato a girare per mostre ci siamo resi conto del talento che avevamo in casa, e da quel momento la mia attività è occuparmi di lui.Camminando osservando lungo i percorsi delle mostre d'arte, ho imparato le tecniche d'esposizione, ma soprattutto ho capito l'importanza della diffusione di questi eventi, che educano l'occhio ad apprezzare tali espressioni culturali. L'unico mio rimpianto è di aver scoperto l'arte troppo tardi. Sin dalla prima mostra personale, a Morlupo di Roma nel 1997, c'è stato un gran riscontro di pubblico, un successo immediato, ma noi lo viviamo con molta semplicità e serenità e soprattutto come un esperienza di famiglia." Segue la moglie: "quando abitavamo al Portuense avevamo una cucina di due metri quadrati e lui dipingeva lì, sopra il frigorifero, perché la sua famiglia doveva essere presente. Purtroppo mi sporcava il frigorifero, per questo tanti suoi quadri glieli strappavo e oggi i critici ce l'hanno con me!". Riprende la parola la figlia: "molte sue opere così si sono perse anche perché lui più di tre pezzi dello stesso soggetto non fa. Iniziando a girare per le mostre e a conoscere un po' meglio anche gli artisti ci siamo resi conto che generalmente i pittori prima disegnano la tela e poi la dipingono, mentre papà ha sempre dipinto a mano libera.Un giorno, quasi sentendosi in torto, ha provato a fare come gli altri:quella è stato l'unica volta che non è riuscito a dipingere ciò che voleva!". Prende lui la parola: "A quel punto ho continuato a fare come avevo sempre fatto:io visualizzo con gli occhi della mente ciò che voglio rappresentare e seguendo quello schema dipingo".

8) Lei come ha vissuto questa "uscita allo scoperto"?

Sono tranquillo!

9) E' stato anche in televisione?

Si, mi hanno invitato a Teleregione, Telelazio e Raitre.

10) ama ancora avere intorno a se la sua famiglia quando dipinge?

Dipingo anche da solo, però mi piace la loro presenza perché è un'esperienza che sentiamo tutti, tanto che ogni volta che finisco un quadro, anche alle due di notte, vado a chiamarle. Mia figlia prepara il caffè e così condividiamo la nostra gioia. Stiamo vivendo un momento bello. La cosa che mi piace di più è vedere avvicinarsi ai miei quadri i bambini, perché a me piace trasmettere serenità.

11) quali sono i soggetti che più la ispirano?

Un po' tutti, dai paesaggi ai soggetti più astratti.

12) Motivi ricorrenti nei suoi quadri sono la farfalla e la lumaca…

La farfalla rappresenta la libertà, la leggerezza. Invece la lumaca è un animale umile, mite e fragile come il genere umano. In particolare rappresenta le categorie più deboli, chi non ha potere, ne voce per farsi valere e che quindi può essere facilmente schiacciato se non si ha abbastanza attenzione nei suoi confronti.

13) La natura umana è anche rappresentata nell'"uomo pappagallo".

Si, in questo caso l'uomo e' raffigurato come un pappagallo perché cade sempre negli stessi errori, il passato sembra non avergli insegnato nulla : l'atrocità della guerra, ad esempio, continua a ripetersi.

14) Le rose sono un motivo ricorrente nelle sue opere in ferro. Perché?

Questo è legato a un episodio vissuto nell'infanzia. Durante la guerra mentre facevo una passeggiata, una delle mie solite passeggiate nella campagna, arrivai davanti a un casale diroccato dalla guerra appunto e qualcosa mi colpì: un cespuglio di rose che emanava un forte profumo. Quel ricordo è rimasto indelebile nella mia mente. Così quando ho iniziato a lavorare il ferro, mi ha subito affascinato l'idea di trasformare così forte che può far male in qualcosa di delicato come un fiore, quelle rose in particolare.

15) C'è qualcosa che non ha mai ritratto?

Non faccio nudi, ne immagini religiose perché non li sento.

16) Può individuare un filo che collega tutte le sue creazioni?

L'amore per la vita, amo la vita e mi piace fare tutte le cose ad essa relazionate, in particolare ne rappresento gli aspetti più belli.

17) Nel tempo sono mutati i soggetti che lei rappresenta nei suoi quadri?

Si, c'è stata un'evoluzione dai primi paesaggi di campagna che dipingevo trent'anni fa ai paesaggi e ai soggetti più astratti di oggi, perché la mente assorbe il tempo che vive. Nella frenesia odierna non si ha più il tempo di rilassarsi davanti a un bel paesaggio, così la " campagna romana" diventa "la città futura". Finita l'intervista che in realtà è stata più una chiacchierata in famiglia, la moglie si alza e tira fuori da una stanza un quadro raffigurante una pentola chiusa, dalla quale si leva un vortice di vapore che rimane in sospensione. Cogliendo il nostro stupore per un tale soggetto, Giovanni Aprile ci spiega con la sua semplicità: "Da lì inizia tutto, non sai mai quello che c'è dentro una pentola chiusa".


SIMONA CENTINI