"Il nulla" - racconto

         codice ISBN 978-88-908234-0-4

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Trama:

 

Giuliana è una donna di trentasei anni, amante della bellezza e attenta alla salute: tennis, palestra, serate con gli amici sono le sue priorità. Insieme ad un medico, amico di suo padre, gestisce una beauty. Convive serenamente da quattro anni con Diego, nonostante lui voglia un figlio e lei sia terrorizzata all'idea di veder cambiare il proprio corpo. Una diagnosi medica sconvolgerà la sua quotidianità e le farà capire che la sua vita manca di colore.

 

 

                                              i primi due capitoli:

 

Capitolo 1

 


È lunga! Non passa! L’attesa è snervante. L’appuntamento è alle 14,30. Continuo a toccare il mio orologio al polso. Quanto l’ho desiderato. Amo gli orologi. Ne faccio collezione. Mi guardo intorno, oltre me anche gli altri sono tesi. Mi aggrappo al polso, in cerca del mio orologio. Lo rigiro più volte su se stesso, come se girandolo il tempo scorresse più velocemente. Poi torno a guardare le lancette: è passato solo un minuto dall’ultima volta che ho visto l’ora. Sono in
attesa in questo corridoio, un budello bianco che sembra non avere fine; in fondo intravedo una finestra, aperta su quelle che sembrano scale d’emergenza, in ferro. C’è qualcuno fuori a fumare. Sento il tramestio degli zoccoli sulla lamiera della pedana, l’acciottolio di sillabe acute al telefono. Il rumore mi dà fastidio. In
questo posto il silenzio è d’obbligo, i rumori straziano come Nefilim con la clava. Sono seduta su una sedia celeste, una della ventina disposte su entrambi i lati per tutta la lunghezza del corridoio su cui affacciano una decina di porte con sopra una targhetta bianca; giù, giù, in fondo sull’altro lato, una scritta rossa in cima alla vetrata bianca: reparto oncologico. Sono sola, non ho detto a nessuno quello che sto vivendo. Da soli tre giorni so di essere malata, che lo sono da un po’ di tempo. Non lo sapevo nella vita di ogni giorno quando la mattina facevo colazione. Una tosse secca mi perseguita da tempo, forse una freddata; il mio dottore mi aveva prescritto una radiografia toracica, per escludere o accertare un’eventuale bronchite, da cui si intravedeva una strana macchia alle coste, da
lì la decisione di effettuare una tac. Ero andata a ritirare il referto: non dava spazio a errore diagnostico. Il cancro c‘era e le lesioni irregolari tra la quarta e quinta vertebra destra erano la conferma che la radiografia aveva visto giusto.
Avevo parlato con il tecnico che aveva chiamato la dottoressa in una stanza vicina. Avevamo parlato a lungo, la dottoressa mi indicava ulteriori esami da prenotare con la massima urgenza, una mammografia e un’ecografia mammaria, una visita ginecologica, forse un ago aspirato, tanto per iniziare. Me ne ero andata via da lì con il referto e le lastre in una cartellina, di nuovo in visita dal mio medico. Oggi sono qui, per ulteriori esami. Ho scelto la struttura sanitaria dove lavora il mio socio.

 

Capitolo 2

 


Davanti a me una bambina con un delizioso cappellino colorato mi guarda mentre cammina avanti e indietro nello stretto budello. I suoi occhi si perdono nei miei e in quel momento mi sento impotente e lontana, lontana da quello che
fino a pochi giorni fa era il mio mondo. Svanito nell’attimo esatto in cui il mio medico, seduto di fronte a me, aveva preso a farmi uno strano discorso, lo stesso che aveva fatto la dottoressa al ritiro degli esami, e non riuscivo a capire,
eppure sono intelligente. Di me hanno sempre detto che sono particolarmente intelligente e intuitiva. Percepisco i movimenti del volto. Leggo negli occhi altrui. Da sempre decifro i messaggi che manda un corpo umano. Tutti emettiamo segnali che, per quanto impercettibili, io vedo. Forse perché fin da piccola il lavoro dei miei genitori mi ha continuamente messo a contatto con il corpo della gente: mio padre gestisce una palestra, mia madre è istruttrice - si sono conosciuti proprio grazie al loro lavoro. Io sono quasi nata dentro la palestra, con il pallino del corpo sano - mente sana, alimentazione giusta, movimento, forma tonica ed elastica. Adoro giocare a tennis la domenica mattina; cascasse il mondo, la domenica tennis...

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Recensione

Della stessa autrice avevo già letto “Gli artigli dell’innocenza”, un romanzo molto bello e molto particolare che mi aveva convinta sulla capacità di scrittura di Ornella Aprile.
Questo racconto ha confermato il mio giudizio positivo, ne sono rimasta coinvolta al punto di leggerlo senza interruzioni, e ha suscitato dentro di me emozioni profonde, facendo affiorare dal subconscio la paura più grande che ciascuno di noi si porta dentro, anche se di solito si cerca di non pensarci, anzi di pensare, per poter vivere sereni, che queste cose accadono solo agli “altri”.
Mi sono chiesta come avrei reagito io nella situazione della protagonista che vede la sua vita “perfetta” andare in frantumi a causa di una notizia sconvolgente, ma non mi sono saputa dare una risposta.
Ho seguito dunque con interesse la reazione di Giuliana raccontata dall’autrice in modo realistico, impietoso e molto vero, con una descrizione attenta e partecipe non solo dei sentimenti della donna ma anche degli ambienti, delle persone, che, visti attraverso gli occhi della protagonista, occhi che colgono il dentro e il fuori di sé, contribuiscono a farci osservare a nostra volta il dramma che sta vivendo dall’interno. Un dramma capace di distruggerle la vita ma che, nell’incalzare degli avvenimenti, si trasforma inaspettatamente in un’opportunità positiva.
Questo racconto è la storia di una rinascita, di un viaggio, che attraverso il dolore e la paura, conduce a una nuova consapevolezza. Nel momento in cui Giuliana realizza la povertà di un’esistenza superficiale ed egoistica, e comprende quali sono gli aspetti veramente importanti della vita, quelli che la rendono davvero piena, felice e degna di essere vissuta, il suo modo di affrontare la propria quotidianità cambia radicalmente.
Non era facile concentrare tutto questo in poche pagine: l’autrice ci è riuscita in modo davvero convincente, attraverso una scrittura personale, pulita, scorrevole e molto curata.

 

 

Silvana Sanna

 

Con Paolo Crepet, Presidente Premio Campiello 2013