"Gli artigli dell'innocenza" - romanzo

         codice ISBN 978-88-908234-3-5

Terza edizione de "Gli artigli dell'innocenza"... la grafica è stata rinnovata.

 

 

 

I primi capitoli da scaricare e leggere sul sito kobobooks.it

 

 

Alcuni brani del romanzo:


 

... Ha deciso di non urlare, mentre lui la picchiava nell'ingresso, ha ricordato di essere una ragazza di ottima famiglia, nel suo cuore e nella sua mente ha visto suo padre e sua madre, ha sentito le loro voci rassicuranti, ha sentito di voler loro tanto bene, in quel momento le mancano tanto... uno scandalo sarebbe dannoso per il buon nome della famiglia. Così mentre lui la picchiava ha deciso di non urlare per non attirare l'attenzione dei vicini di casa...


... Piange Lilia e sente scendere le lacrime, istintivamente le asciuga. Si accorge che non sono solo lacrime, vede che c'è anche del sangue, è il suo sangue... cerca di capire da dove le esca, mentre lui si avvicina piano e minaccioso...
... Orrore... non può fermare l'orrore... gli occhi di lui non mostrano pietà... si lancia verso di lei che nel frattempo si gira disperata in un ultimo vano tentativo di raggiungere la finestra...


... Dio che dolore, non respiro... ruota tutto in modo vertiginoso come se mi trovassi su una di quelle giostre tipo centrifuga. I mobili intorno a me stanno centrifugando, il vomito mi assale e mi prende... poi più nulla, il vuoto, la nebbia. Sento in lontananza una sirena che suona, mi sento muovere, percepisco delle persone ma non le vedo, mi sembra di sentire qualcuno che chiama. Lilia. "Sì, forse sono io Lilia"...

 

  ... "Sono qui. Vi sento. Voi mi sentite? Mamma, mamma, perché c'è tanta nebbia? Non vedo bene. È tutto irreale, sembra un sogno ovattato. Un sogno lontano, mamma, dove sei?"

  Non la sento rispondere, sento aria fresca giungermi addosso. In lontananza vedo una finestra e fuori un prato curato. La finestra è aperta. Mi sento dire: "non la chiudete, è piacevole l'aria fresca e mi piace guardare fuori". Silenzio...

  "Mamma, sento rumori, la nebbia è meno intensa. Mamma è tua la mano che sento nella mia? Dov'è papà? Ho mal di testa sai?"

  Apro gli occhi, sento di averli storti, sono storti, farfuglio qualcosa ma faccio fatica. Sopra di me vedo un soffitto di pannelli. Non è la mia casa...

 - Mamma, dove sono? - Chiedo...


... Non riesco a gestire il dolore. Per la prima volta in vita mia ho desiderato morire. Mi sono chiesta se valesse la pena vivere per una come me...
... Non riesco a uscirne... non riesco a vedere niente bello... cerco ma non trovo... non mi fido più... non ci credo più, non sento stimoli... ci provo ad essere felice, ci provo a cercare la luce ma non la trovo... sono destabilizzata nel profondo...

 

 

 

GLI ARTIGLI DELL’INNOCENZA

 

di Ornella Aprile, edizioni ACCA, Roma - 2012.

 

La cifra caratterizzante di Ornella Aprile, giovane scrittrice al suo primo romanzo, è la capacità di passare con disinvoltura dal linguaggio denotativo a quello connotativo coadiuvata anche dalle molte possibilità offerte dalla pluralità dei caratteri propria della stampa digitale.

 

Attenta alla scansione temporale, la Nostra usa il flash back, proprio della fiction, per rendere più appetibile, specialmente al pubblico giovane e non solo, l’azione di Lilia, la protagonista che si improvvisa con successo investigatrice riuscendo a dipanare l’enorme matassa d’intrighi, prepotenze e soprusi che si annida nelle Istituzioni a qualsiasi livello. Quantunque le sue condizioni fisiche non fossero perfette riesce, anche con l’aiuto di Raffaele, un giovane giornalista d’assalto alla continua ricerca del marcio, a scovare i corrotti e collusi che vogliono, a tutti i costi, impossessarsi del suo agriturismo “Le Rose” ricevuto in eredità da suo nonno che Lei con sacrifici ed inventiva era riuscita a trasformare in un efficiente Centro di aggregazione artistica a culturale. Molto bello l’incipit sullo stile del Cechov de’ “Il giardino dei ciliegi” che potrebbe essere completato, con viva soddisfazioni degli esteti, da una pastorale di Beethoven.
L’impianto strutturale del suo lavoro è solido, consequenziale, ricco di “coups de
théâtre”, che non impediscono però al lettore di perdere di vista la vita, i pensieri,
le riflessioni, i patimenti, il ricco mondo interiore della giovane protesa alla ricerca
della realizzazione di se stessa e dei suoi cari. Obiettivo che conquisterà con Leonardo. Interessante il modo con il quale la protagonista, esternando un continuo soliloquio, riesce a parteciparci le sue indecisioni, i suoi cambi di prospettiva e i suoi scatti d’umore che la travagliano.
In chiusura, desidero evidenziare la suddivisione del romanzo in pochi capitoli,
rapporto al totale delle pagine, il che contribuisce non poco alla comprensione del testo.

 

 

 

Roma, 8 febbraio 2013.

 

 

 Acc. Giorgio Tellan
(critico d’arte)

 

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Recensione

Cara Ornella, ho finito di leggere il tuo romanzo, ed ecco il mio commento.
Non so se ho centrato in pieno il significato del contenuto, ma, come ho avuto modo di dire più di una volta, così come accade per una musica o una poesia, anche un romanzo una volta reso pubblico cessa di essere di esclusiva proprietà dello scrittore e appartiene un poco anche alle persone che lo leggono, le quali sono libere di trovarci magari cose differenti dall'intento dell'autore.

Precisato questo, spero che il mio giudizio sia di tuo gradimento.

"Ho letto con grande interesse il romanzo “Gli artigli dell’innocenza” di Ornella Aprile rimanendone profondamente coinvolta fin dalle prime pagine. E’ un romanzo molto particolare, inconsueto, e se fossi costretta a classificarlo in un genere ben preciso avrei dei seri problemi: non è rosa, anche se scritto da una donna e l’amore, e il parlare di esso, occupano parecchio spazio all’interno della narrazione; non è un noir e nemmeno un giallo, sebbene i fatti narrati siano intessuti di paura e di una tale drammatica tensione da lasciare col fiato sospeso; non è un’autobiografia, ma a tratti la narrazione è talmente intensa e sentita che io più di una volta ho pensato che l’autrice avesse riversato sulla carta il proprio vissuto, i propri pensieri, i propri sentimenti, le proprie ansie e le proprie intime battaglie; non è un romanzo di genere psicologico, anche se la ricerca introspettiva è molto approfondita e “vera”. Forse potrebbe essere situato nel filone del romanzo di denuncia, ma la storia è troppo personale e particolare per poter essere inserita “solo” in questa categoria.
Al di là dell’imbarazzo nel collocarlo in un genere ben definito, cosa che comunque non riveste alcuna importanza, il romanzo mi è molto piaciuto, ieri sera per poterlo finire ho fatto le ore piccole, non riuscivo a staccare ed ero curiosa di vedere come la faccenda si sarebbe risolta. E alla fine mi è giunto il regalo di una bella, inaspettata sorpresa.
Personalmente lo vedo come lo svolgersi di due viaggi paralleli, entrambi difficili, irti di ostacoli e colmi di dolore: il viaggio della protagonista che cerca di riappropriarsi di ciò che è suo, e che le era stato tolto attraverso angherie e minacce inaudite dai potenti di turno, ai quali lei oppone la sua intelligenza, la sua forza, la perseveranza

della ricerca, e soprattutto il suo coraggio di donna ferita ma non domata; e il viaggio della nostra eroina all’interno della propria anima, per riappropriarsi di se stessa, di ciò che le era stato rubato dalla prima terribile violenza, in una lotta continua per riuscire a superare le proprie paure, per trovare dentro il proprio io la forza per rimarginare le vecchie ferite che ancora la condizionano e le ferite nuove e inaspettate che rischiano di vanificare tutti i suoi sforzi verso la “guarigione” definitiva e verso una piena consapevolezza di sé e del proprio valore. Questo secondo cammino è quello che ho trovato più interessante e coinvolgente. Per entrambi i viaggi è in definitiva uno scendere all’inferno, e un risalire, più di una volta, sino alla resurrezione finale attraverso continue battaglie per la conquista del proprio angolo di paradiso. Quello materiale e quello spirituale.
La lettura non mi ha lasciata indifferente in nessuno degli aspetti della storia, mi sono indignata alle violenze fisiche e psicologiche che la protagonista ha dovuto subire (terribile la prima parte del racconto), agli abusi di potere messi in atto dai potenti, mi sono stupita, quasi incredula, che certe cose possano succedere in un paese che si definisce “civile”, ma la commozione e la partecipazione emotiva sono arrivate nella seconda parte, quello che riguarda il bel Raffaele… e il suo comportamento a dir poco incomprensibile... Ma non voglio dire altro per non rischiare di privare il lettore del piacere della scoperta.
Ed ora un’ultima osservazione: la scrittura. Ornella Aprile “sa scrivere”, questo si evidenzia sin dalle prime pagine, e lo stile è personale, è “suo”. Scorrevole e molto curato, non ha il taglio forzatamente moderno e spregiudicato di tanti romanzi che ora vanno per la maggiore, anzi a tratti, specie quando l’amore nella testa della protagonista la fa da padrone divenendo un pensiero assillante e angoscioso, mi ha rammentato un modo di scrivere d’altri tempi. E non lo dico in senso negativo, dato che anche la protagonista, nella sua ossessione e nel suo trasporto amoroso, disposta com’è a dare tutto di sè senza nulla chiedere e nulla pretendere, se non un piccolo gesto che tuttavia le viene negato, mi ha rammentato un’eroina dei tempi passati e dunque anche il suo modo di esprimere i propri sentimenti risulta coerente con il personaggio.
Davvero un bel romanzo! E mi sento di consigliarlo a chi ama le storie inusuali stilate in “bella scrittura”.

 

 

Silvana Sanna

 

 

 

Con Paolo Crepet, Presidente Premio Campiello 2013