"Carlotta"- racconto

 

 

Un brano del racconto:

 Carlotta





 

 

 

Carlotta sempre attenta ai suoi doveri con una parola giusta per tutti. Ora, un buon matrimonio e tutto sarebbe stato perfetto... una vita perfetta. Almeno fino a questa estate, fino a sei mesi fa... solo sei mesi erano passati dalla sua vacanza solitaria, non molti ma sufficienti a farla precipitare e cadere in uno stato di insoddisfazione e confusione.

La fuga dalla routine, dalla monotonia, dalla perfezione, si era resa necessaria.

Gabriella abita in un quartiere popolare, diverse volte c'era stata. Queste case, sono conosciute soprattutto per la loro lunghezza: un lungo palazzone che si snoda per oltre trecento metri nella campagna romana. Carlotta ci arriva in taxi, ha un borsone con sé. Scendendo dal taxi, il posto le appare diverso... anche il tassista scende, dal bagagliaio prende il borsone firmato e glielo porge, la guarda: è vestita in modo elegante, al collo un foulard di Hermes, prende i soldi della corsa ma rimane a guardarla, la vede dirigersi lungo la discesa, sale in auto e se ne va scrollando la testa. Lungo la discesa Carlotta nota che ci sono cartacce ovunque, i giardini sono un'indecenza, alza lo sguardo, il palazzone è altissimo, il bucato è steso su lunghi fili che passano da una finestra all'altra e mostrano una facciata variopinta, la povertà è palpabile. I lucernari sono quasi tutti rotti, dalle pareti del palazzo, in più punti, fuoriesce il ferro del cemento, in fondo alla discesa, una piccola utilitaria è stata data alle fiamme, gatti randagi frugano tra buste di immondizia gettate a terra. Sul muro di fianco ai garage dei grossi tubi deturpano il fabbricato. Poco distante una scritta: "Usl"... c'era stata altre volte a casa di Gabriella ma non aveva mai notato i locali adibiti ad ambulatori in quel posto, si trovano proprio di fianco all'auto bruciata e a tanto degrado, sembra impossibile che in questo posto qualcuno abbia deciso di aprire degli ambulatori, di fronte ai quali un centro per anziani; fogli appesi sulla porta e un
paio di panchine fuori... un gatto nero miagola e chiede di entrare.
È febbraio, il Sole è debole eppure sembra voler illuminare questo posto che a lei appare troppo grigio, troppo buio... due persone anziane sedute sotto un portico scorticato stanno aspettando che il centro apra, vogliono giocare a carte…

 

 

 



 

Con Paolo Crepet, Presidente Premio Campiello 2013